Modigliani et ses femmes

Marco-Bocci

BAO BEI / Entertainment AND SERVICES e Mariangela De Riccardis

Modigliani
et ses femmes

uno spettacolo teatrale per ricordare Amedeo Modigliani

drammaturgia e regia Angelo Longoni

con Marco Bocci

e con Romina Mondello, Claudia Potenza, Vera Dragone, Francesca Valtorta

musiche di Ryuichi Sakamoto

scene Gianluca Amodio

costumi Lia Morandini

video Angelo Longoni e Gianluca Amodio

in collaborazione con gli Archivi Legali della Fondazione Modigliani

 

Lo spettacolo

Sono le ultime ore di Amedeo Modigliani.

Per ironia della sorte proprio mentre lui sta morendo si sta preparando la sua personale alla Galleria Devambez. Jeanne e Amedeo non hanno un soldo, la piccola Jeanne è con i nonni materni, la casa in cui vivono è fredda, umida, il carbone e la legna sono finiti e non si possono comprare. Amedeo ha la febbre, straparla, vorrebbe finire un quadro da inserire nella mostra ma non riesce nemmeno ad alzarsi dal letto. Jeanne vuole andare a cercare dei soldi per fare la spesa e comprare un po’ di carbone e poi bisogna chiamare il medico. Sul muro della casa si proiettano delle strane ombre che solo Amedeo riesce a vedere. Jeanne esce.

Nell’assenza di Jeanne, la stanza, nei fumi della febbre di Amedeo si anima di presenze. Sono le donne che hanno amato e sono state amate da Modì.

La prima che lo viene a visitare è Elvira detta la Quique o Kiki di Montparnasse, figlia di una prostituta e un marinaio. Si rivivranno momenti della loro relazione. E’ lei che lo inizia all’hashish e all’assenzio “la fata verde”. La figura di Kiki segna l’incontro con un mondo nuovo e sconosciuto per il giovane livornese appena giunto a Parigi.

La seconda donna che appare nei fumi della febbre di Modì è la russa Anna Achmatova. Magra, bel viso, capelli neri, occhi da cerbiatta, sposata col poeta Nikolaj Gumilev. Lui le ha chiesto di posare per lui mentre il marito non era a Parigi. L’intesa tra i due è altissima soprattutto dal punto di vista intellettuale. Con lei Amedeo legge e recita a due voci Verlaine e Dante. Quando lei lo vuole vedere getta rose rosse dalla finestra nella stanza di Amedeo, quello è il segnale per incontrarsi.

La terza donna importante di Amedeo è Beatrice Hastings. Ricca bella, colta, cinque anni più grande di lui. Divorziata da un pugile. Femminista, progressista. Una giornalista che scriveva da Parigi e inviava le “Impressions of Paris” al quotidiano britannico The New Age. Figura di primo piano nei circoli bohèmien della capitale francese. Con Amedeo Beatrice ha una controversa relazione da conviventi. Lei posa per numerosi suoi dipinti e disegni. Il loro è un grande amore, ma anche caratterizzato da scenate furibonde di gelosia. Beatrice ha un forte influsso su Modì ma insieme fanno scintille, tutti e due bevono e sono passionali, litigiosi e rancorosi.

Finalmente nella vita di Amedeo entra Jeanne Hébuterne, soprannominata noce di cocco, lunghe trecce castane su un incarnato pallido, occhi azzurri e una figura allungata che ricorda quella di un cigno. Modì l’ha incontrata all’Academie Colarossi nella quale lei stava preparando il concorso per l’ammissione a Belle Arti. Jeanne e Modì s’innamorano all’istante e decidono di abitare insieme prendendo in affitto un atelier. Gli amici di Amedeo vedono un cambiamento in lui e aiutano la coppia a sistemarsi. “Quest’amore lo salverà”, pensano tutti.

Ma la salute di Amedeo è minata dalla tubercolosi, peggiora. Jeanne rimane incinta. Amedeo vuole che la piccola si chiami come la madre Jeanne.  Quando Jeanne rimane incinta del secondo figlio Amedeo si impegna a sposarla.  I nudi di Modì hanno grande successo di critica. Vende sia in Inghilterra che a Parigi ma è sempre più triste, disperato e intrattabile. La salute peggiora. Tre giorni prima di morire, Amedeo lavora forsennatamente per la mostra che sta per arrivare. Davanti a una tela perde conoscenza. Gli viene diagnosticata una meningite tubercolotica. Amedeo muore all’Hospital de la Charitè alle 8,50 del 24 gennaio 1920. Jeanne, straziata si butta dalla finestra del quinto piano all’indomani della morte di Amedeo, uccidendo  anche la creatura che portava in grembo. Il giorno del funerale di Modigliani la galleria Dewambez espone una ventina di suoi quadri, Jeanne Hébuterne viene seppellita il giorno dopo.

Nel giro di poco tempo i quadri di Amedeo Modigliani sono i più pagati al mondo.

 

PERCHE’ MODIGLIANI

Nel 2014 saranno 130 anni dalla nascita di Amedeo Modigliani, uno dei pittori italiani più famosi nel mondo. L’inventore di quelle creature dai colli dolcemente allungati, dagli occhi a mandorla allagati d’azzurro, dalle forme morbide, emblemi di una sensualità e di una bellezza assolute.

Modigliani è, dei pittori italiani del’900, forse il più amato, sicuramente il più conosciuto, certamente il più quotato. Nella sua vita, troppo breve, accaddero talmente tante cose che pochi altri artisti al mondo possono vantare una leggenda come la sua.

Nato a Livorno in una famiglia di commercianti ebrei, Amedeo, dopo aver intrapreso gli studi classici, viene colpito da una febbre tifoidea che, agendo sui postumi di una vecchia pleurite, gli causa una lesione polmonare. Viene ritirato dalla scuola e messo a esercitarsi nel disegno. Prima dei vent’anni aveva completato la sua formazione artistica frequentando le accademie e i musei di Napoli,  Roma, Firenze e Venezia. Ma l’ambiente italiano gli appariva troppo ristretto e provinciale e, avendo sentito parlare di Parigi come centro culturale del mondo intero, decise di partire all’avventura con una piccola somma di denaro fornitagli dalla madre.

Amedeo prese il suo primo studio gomito a gomito con Picasso, Van Dongen, Derain, Braque e Utrillo. Nelle gallerie si annunciava il cubismo, l’arte negra e i Fauves con Matisse esponevano le loro tele divampanti di colori. Amedeo era vittima di tutte quelle seduzioni estetiche ma non riusciva a trovare una sua strada autentica perché era ancora indeciso tra pittura e scultura.

Imperversava il Moulin Rouge, il mitico locale di Pigalle ai piedi di Monmartre, e agli occhi di Amedeo si schiudeva un mondo di novità, di fermenti, di stimoli nuovi. La quantità di artisti provenienti da tutti i paesi del mondo facevano di Parigi un vulcano in ebollizione e Amedeo, bello, affascinante e sempre al verde, si mischiava a scrittori, musicisti e attori.

A Parigi c’era tutta l’Europa, tutte le tendenze pittoriche e le forme innovative dell’artiste in campo figurativo, letterario, musicale e teatrale.

Modigliani però non aderì mai a nessun movimento, né al cubismo né al movimento futurista e seguì la propria strada artistica in modo originale e solitario. Era un individualista che andava al di là delle mode culturali, univa la tradizione dei senesi, lo spirito liberty e la cultura negra.

Era povero, in cambio di qualche bicchiere d’assenzio e di qualche moneta, disegnava i ritratti della gente comune nei caffè. Li chiamava “dessins à boire”, spesso non li firmava neppure. Oggi varrebbero una fortuna. Era sregolato, eccessivo, fiero, quasi sempre disperato e bellissimo, lo chiamavano “il principe di Gerusalemme”, e la notte si trascinava da un bistrot all’altro, in compagnia di Utrillo.

Diventò straordinario nella pittura dei ritratti con colori caldi e ambrati. Sono famosissimi quelli dei personaggi in vista dell’arte, della cultura e delle notti parigine: Leopold e Hanka Zborovski, Utrillo, Kisling, Soutine, Blaise Cendrans, Paul Guillaume, e soprattutto le donne dall’aspetto lunare che, in modi diversi, Amedeo aveva come amiche o amanti.

Una sensualità esasperata e priva di qualsiasi ipocrisia traspare dai nudi vivi e voluttuosi che Amedeo dipinse in quegli anni, gli stessi che, esposti nella galleria di Berte Weill, richiamarono l’intervento della polizia per oltraggio al senso del pudore. Quei nudi erano tutti amori in transito, fino all’arrivo del grande amore: Jeanne Hébuterne, un’adolescente timida, allieva all’accademia d’arte, di quattordici anni più giovane di lui e che veniva da una famiglia molto tradizionalista.

La giovane Jeanne, pazza di Amedeo, decise di sfidare la mentalità di tutto il suo ambiente per andare a vivere con Modì, sfida tanto più caparbia quando nacque una bambina, alla quale diedero il suo stesso nome: Jeanne. Con la sua nascita arrivò anche un po’ di successo. Ma oramai la salute di Amedeo era compromessa, la tubercolosi non gli dava pace e i polmoni continuavano a peggiorare. Come nelle storie più romantiche del periodo bohemien, con il raggiungimento della felicità sentimentale e di una piccola stabilità economica, ecco giungere il prezzo da pagare.

Amedeo morì la sera del 24 gennaio 1920 all’età di trentasei anni.

“Seppellitelo come un principe”, telegrafava da Livorno suo fratello, il deputato socialista Emanuele Modigliani. E Montparnasse fece il possibile per rispettare questo desiderio. Tutto il quartiere accompagnò l’artista nell’ultimo viaggio al Père Lachaise insieme agli amici e agli artisti di Montparnasse.

Soltanto Jeanne non era in mezzo a loro. Incinta per la seconda volta, all’indomani della morte di Amedeo si gettò dalla finestra per non sopravvivergli. La piccola Jeanne venne adottata dalla zia Margherita, che stava a Livorno, ed ebbe così il nome che le spettava di diritto: Modigliani.

La considerazione e l’onore della critica arrivò solo dopo la sua morte. Per ironia della sorte, il giorno dei suoi funerali s’inaugurava la sua prima personale alla Galleria Devambez. Col tempo crebbe la sua leggenda di artista romantico e maledetto e nel 1930 alla Biennale di Venezia, anche l’Italia consacrò il riconoscimento di quel suo figlio famoso e sfortunato.

Raccontare la vita e l’opera di Amedeo Modigliani oggi non significa solo rendere omaggio ad uno dei nostri pittori più famosi e amati al mondo ma anche rendere omaggio a un periodo storico. Dietro all’autore delle donne dal collo lungo c’è una vita vissuta in uno dei momenti più dinamici, movimentati, e stimolanti della storia del ‘900 europeo.

Libertà – Bellezza – Verità – Amore: queste sono le parole chiave del movimento d’artisti provenienti da mezza Europa e residenti nei quartieri di Montmartre e Montparnasse.

Raccontare Modigliani, significa anche raccontare gli anni di Picasso, Utrillo, Matisse, e cioè il periodo di massima libertà nell’arte.

Raccontare Modigliani significa rappresentare anche una delle storie d’amore più famose, toccanti e commuoventi che abbiano riguardato un artista. Amedeo bello e corteggiato dalle donne, amante appassionato, desiderato da intellettuali e aristocratiche, ad un tratto s’innamora della giovane Jeanne e per lei rinuncia a tutte le avventure e agli incontri nuovi, con lei si sposa, insieme fanno una figlia. L’amore della moglie per Modì è smisurato, immenso, così come la stima artistica che lei gli dimostrava costantemente. Jeanne sarà anche lei pittrice imparando dal marito ma riuscendo anche a trovare una propria vena artistica individuale. I due condivisero tutto e non si lasciarono mai fino alla morte di lui. Quando Jeanne si trovò improvvisamente senza il suo amore non ebbe la forza di reazione per rimanere al mondo da sola. Quella coppia in assenza di uno dei due non era più niente. Come in Romeo e Giulietta, è quasi lo stesso finale, l’amore non può sopravvivere agli amanti. Grande finale tragico e romantico di una storia d’amore totalizzante come era totalizzante la vita di Parigi in quel magico inizio di secolo.

Raccontare Modigliani significa anche parlare di un periodo storico in cui il concetto di arte era completamente libero, slegato da regole commerciali come vengono concepite oggi. Significa parlare del ruolo dell’artista, delle motivazioni misteriose per le quali una persona preferisce fare la fame piuttosto di non essere più artista. Significa riflettere sul concetto di fedeltà a se stessi e alle proprie idee e su quanto tutto ciò possa essere motivo di dolore e di gioia.

Non si può raccontare Modigliani senza raccontare delle donne che lui ha amato e dipinto. Il mondo femminile con la sua dolcezza, con la sua impenetrabilità e sensualità, è al centro della pittura e della vita di Modì.

 

UN PROGETTO PER L’EUROPA

Celebrare Modigliani e il suo periodo significa raccontare anche l’Europa attorno alla Prima Guerra Mondiale, il grande conflitto che coinvolse quasi tutte le grandi potenze mondiali, uno dei più sanguinosi dell’umanità e che causò oltre sedici milioni di morti e almeno venti milioni di feriti.

In questo periodo buio e tormentato c’era però un luogo nel quale confluiva la luce di tutti gli artisti a cavallo tra i due secoli. Un luogo dove non si costruivano confini, ma si rifletteva del futuro e dell’arte che avrebbe condizionato tutta quella a venire, una città nella quale i pittori, i musicisti, i letterati e i teatranti di ogni nazionalità si trovavano per condividere e non per combattere: Parigi.

Il termine bohémien fu coniato per definire lo stile di vita non tradizionale di tutti gli artisti marginalizzati e impoveriti delle maggiori città europee. Bohémien è un termine che fugge a qualsiasi moda. E’ una parola che definisce la frattura tra l’artista e la società borghese, che denuncia la scelta di essere fuori dalle convenzioni, dalle facili etichette e dai circuiti convenzionali. L’arte dev’essere puro istinto provocatorio e dissacrante, capovolgimento dei valori precostituiti e del buon senso. Essere bohémien è un atteggiamento asociale che elimina i compromessi e i percorsi facili. La società costituisce una prigione per il bohémien perchè avvilisce la fantasia e l’immaginazione, perché riduce tutto a mero guadagno e monetizzazione. Rinunciare ai valori borghesi e al buon senso è l’unico modo per guadagnarsi la libertà.

Si può dire che proprio in quegli anni nasce il concetto di Avanguardia, l’insieme dei fenomeni artistici più estremi, audaci e innovativi, in anticipo sui gusti e sulle conoscenze comuni.

Avanguardia, dal francese avant-garde, è un termine militare, indica il reparto che precede l’esercito e che gli aprire il varco, esattamente come hanno fatto l’Espressionismo, l’Astrattismo, il Futurismo, il Cubismo, il Dadaismo e il Surrealismo, tutti i movimenti nati con l’intenzione di rompere con la tradizione e con i “classici”. Ed è questo lo spirito di Parigi all’epoca di Modigliani: tutti volevano cambiare tutto.

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